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La conoscenza inutile

Jean Francois Revel

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La conoscenza inutile

Viviamo e vivremo sempre più nell’era dell’informazione. Mai la comunicazione è stata così ampia, così rapida, così presente ovunque. Mai, come oggi, almeno in teoria, l’opinione pubblica ha potuto disporre degli elementi necessari per giudicare chi detiene il potere e per orientarsi in proposito. Come mai, allora, il mondo viene guidato così male? Perché la conoscenza viene così poco utilizzata? A queste domande Revel cui non hanno mai fatto difetto l’anticonformismo, lo spirito polemico, il pessimismo costruttivo e l’abilità del vero provocatore risponde da par suo: «La prima di tutte le forze che governano il mondo è la menzogna». Menzogna è la disinformazione cosciente e architettata, la deformazione dettata da pregiudizi-passioni-istinti, la falsificazione vista come esercizio e vizio intellettuale, l’applicazione conformistica di ideologie più o meno totalitarie, senza dimenticare le piaggerie, le mode culturali o i veri e propri attentati alla logica, alla verità e all’altrui libertà di pensiero. Basandosi su una sterminata documentazione internazionale, cosparsa di fatti sorprendenti e di personali ricordi, Revel dimostra come la menzogna abbia infettato di sé non solo l’esplosione della stampa e dei mass-media, ma anche la conoscenza scientifica, gli strumenti educativi e formativi, la produzione culturale, il ruolo stesso degli intellettuali. Già al Suo apparire in Francia, La conoscenza inutile (che l’autore ha adattato e aggiornato per il pubblico italiano) è stata materia di controversie «per la spietatezza delle sue analisi», come ci ricorda sul Corriere della Sera un recensore di eccezione, Mario Vargas Llosa, «e soprattutto per i personaggi maltrattati nelle sue pagine, veri e propri esempi di intoccabili della cultura contemporanea». Leggendola e assimilandola, ci si accorgerà prosegue lo scrittore peruviano – «che si tratta di una di quelle opere ricche di profondità di riflessione, di valore morale e di ambizione di impegno, a livello di 1984 di Orwell». E il richiamo non è casuale.

Jean-Francois Revel (pseudonimo di J.-F. Ricard), nato a Marsiglia nel 1924 e laureato in Filosofia, e stato a lungo consigliere letterario dell’editore Laffont ed editorialista dell’Express, settimanale che ha diretto dal 1978 al 1981. Attualmente collabora a Le Point. E autore di numerose opere saggistiche, assai note anche in Italia: fra queste, Pour l’Italie (1958), Su Proust (1960), Ne’ Marx ne’ Gesù (1970), La tentazione totalitaria (1976), La nuova censura (1977), La grazia dello Stato (1981), Come muoiono le democrazie (1983).

 

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