Zibaldone – G. Leopardi – Tematico (6 volumi compl. nuovi 1 ed. 1997 – 2003)
Zibaldone – G. Leopardi – Tematico (6 volumi compl. nuovi 1 ed. 1997 – 2003)
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Giacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837) è stato un poeta, filosofo, scrittore e filologo italiano.
È ritenuto tra i maggiori poeti italiani dell’Ottocento e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché uno dei principali esponenti del romanticismo letterario, sebbene abbia sempre criticato la corrente romantica di cui rifiutò le illusioni in nome di quello che definiva “l’arido vero”, ritenendosi vicino al classicismo. La profondità della sua riflessione sull’esistenza e sulla condizione umana — di ispirazione sensista e materialista — ne fa anche un filosofo di spessore.
Lo Zibaldone, o con il titolo completo Zibaldone di pensieri, è un diario personale che raccoglie una grande quantità di appunti, riflessioni e aforismi, scritti tra il luglio/agosto 1817 e il dicembre 1832 da Giacomo Leopardi, per un totale di oltre 4.000 pagine.
Il prezzo originale era: €280,00.€210,00Il prezzo attuale è: €210,00.
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Zibaldone - G. Leopardi - Tematico (6 volumi compl. nuovi 1 ed. 1997 - 2003)
Questa edizione, basata sugli indici leopardiani, offre un approccio tematico alla lettura dello Zibaldone, permettendo di seguire l'evoluzione del pensiero del poeta attraverso specifici argomenti.
L'edizione tematica dello Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi curata da Donzelli Editore è strutturata in sei volumi, ciascuno dedicato a uno specifico argomento
Un approccio diverso al vasto corpus dello Zibaldone, permettendo di concentrarsi su specifici aspetti del pensiero leopardiano.
Informazioni aggiuntive
| Dimensioni | 18 × 2,5 × 20,8 cm |
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A Giacomo Leopardi si devono numerosi neologismi divenuti patrimonio diffuso (perlomeno in un linguaggio colto e sorvegliato), come “erompere”, “fratricida“, “improbo”, “incombere”, risalenti al 1824[170].
Al suo tempo, questa vena creativa di Leopardi non fu apprezzata e fu oggetto degli strali di un atteggiamento purista che opponeva resistenze all’adozione, e all’accoglimento nei lessici, di neologismi d’uso forgiati in epoca successiva all’«aureo Trecento»
Il titolo Zibaldone deriva dalla caratteristica della composizione letteraria, in quanto mistura di pensieri, come per l’omonima vivanda emiliana che è costituita da un amalgama vario di molti ingredienti diversi[1]; il termine può essere utilizzato per descrivere un mucchio confuso di persone[2]. Il vocabolo era usato come titolo di opere anche prima in un’accezione non dissimile, ovvero di raccolta disordinata di pensieri, testi e concetti[3]. Tuttavia, dopo la composizione di Leopardi il termine è usato universalmente per indicare annotazioni su quaderni o diari, di pensieri sparsi. “Zibaldone” può essere usato anche in modo dispregiativo per discorsi o scritti senza filo logico, disordinati, fatti di idee eterogenee.
Dopo la morte del poeta (nel 1837) il fascio di carte era rimasto presso l’amico Antonio Ranieri, il quale lo tenne per oltre cinquant’anni con altri manoscritti, lasciandolo in un baule a sua volta finito in eredità a due donne di servizio. Dopo la morte di Ranieri e un processo per stabilirne la proprietà, gli studiosi poterono finalmente avere accesso all’autografo che è oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.












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