Philip K. Dick e il cinema (nuovo 1 ed.° 2002 )
Philip K. Dick e il cinema (nuovo 1 ed.° 2002 )
Philip K. Dick, all’anagrafe Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982), è stato uno scrittore statunitense.
In vita noto perlopiù nell’ambito della fantascienza, la sua fama crebbe notevolmente presso la critica e il grande pubblico dopo la sua morte, in patria così come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto, anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982, liberamente tratto dal suo romanzo Il cacciatore di androidi), venendo dunque ampiamente rivalutato come un importante autore postmoderno, precursore della corrente artistico-letteraria dell’Avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea
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Philip K. Dick e il cinema (nuovo 1 ed.° 2002 )
il cinema tratto dall'opera letteraria di P. Dick è un cinema che riflette sulla realtà, poiché Dick utilizza lo sfondo dei romanzi di fantascienza per esprimere la sua opinione sui problemi del XX secolo, quali il totalitarismo, il materialismo e la caducità esistenziale.
Dick ha una visione della realtà come precaria ed instabile, dovuta alla forte convinzione escatologica che l'umanità sia manipolata da potenze superiori ed incomprensibili e perciò considera la vita costruita su più livelli sovrapposti ed intrecciati che sovrastano la concreta possibilità umana dell'agire.
Dick ha immaginato un mondo nel quale le tecnologie della comunicazione hanno reso possibile il moltiplicarsi schizofrenico della realtà: l'uomo si sente sempre più stretto nel rapporto fra biologia e tecnologia, come sbalzato in un altro mondo ove l'identità risulta essere meramente provvisoria (si consideri l'identità uomo-replicante) e in cui ogni aspetto dell'immaginario è ormai stato colonizzato dalle corporation (si noti il consumismo sfrenato in Blade Runner e Minority Report).
L'influenza dickiana nei film si esplicita soprattutto nelle questioni filosofiche, ecologiche e sociali sollevate dall'autore: paranoia, alienazione, sterilità emotiva degli uomini, universi che cadono a pezzi verso un progressivo sfaldamento di un reale solo apparentemente stabile, un reale che è simulazione-finzione, un'illusione manipolata da un'entità umana/sovraumana.
Dick sperimenta una vera e propria narrativa dell'entropia analizzando l'angoscia del protagonista nel momento in cui si rende conto che la sua esistenza non ha alcun senso perché la realtà è governata dal caos, la realtà è un mondo destinato allo sgretolamento, alla disintegrazione, alla sua stessa implosione. Questa analisi sociale, morale e filosofica operata da Dick, evidenzia come i suoi protagonisti siano solo individui fallibili, afflitti dalle debolezze umane, sempre meno eroici e sempre più pervasi da un umorismo cinico.
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Com’è possibile? Come può essere? Non sono le immagini esatte, ma sono gli stessi colori e le stesse tonalità che ho visto mentre scrivevo il libro! L’ambientazione è esattamente come l’avevo immaginata! Come avete fatto, ragazzi? Come sapevate a cosa stavo pensando e cosa stavo sentendo?’
Philip K.Dick su Blade Runner







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