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Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo (introvabile nuovo 1 ed. 2002)

Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo (introvabile nuovo 1 ed. 2002)

 

 

 

 

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Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo (introvabile nuovo 1 ed. 2002)

La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo ha rappresentato una pagina oscura e per lungo tempo dimenticata della storia europea, caratterizzata da modalità differenti nei due regimi, ma accomunata dall'ideologia omofobica volta a imporre un modello di "mascolinità" virile e a garantire la procreazione per la forza della nazione.

A differenza della Germania, il codice penale fascista (Codice Rocco del 1931) non criminalizzò esplicitamente l'omosessualità.

  • L'omosessualità era considerata una malattia, un vizio "oltralpe" o un comportamento che turbava il buon costume.
  • Gli omosessuali venivano considerati asociali, "mele marce" da allontanare. Le autorità ricorrevano all'ammonizione e, soprattutto, al confino (domicilio coatto) per 1-5 anni.
  • Nel 1938-1939, centinaia di omosessuali (principalmente uomini del Sud Italia) furono arrestati e inviati al confino sull'isola di San Domino, nelle Tremiti.
  • Questa colonia penale è considerata la prima comunità gay organizzata d'Italia, costretta però a vivere in condizioni orribili.

 

 

 

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Il triangolo rosa (in tedescorosa Winkel, “angolo rosa”) era un simbolo di stoffa in uso nei campi di concentramento nazisti, dove veniva affibbiato sulla casacca degli internati per omosessualità maschile, sulla base del paragrafo 175.