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L’agonia dell’Europa (nuovo 1 ed. 1999)

L’agonia dell’Europa
María Zambrano (1904-1991)

«La violenza vuole, mentre la meraviglia non vuole nulla. A questa è perfettamente estraneo il volere; le è estraneo e perfino nemico tutto quanto non persegue il suo inestinguibile stupore estatico. E, ciò nonostante, la violenza viene a romperla e rompendola invece di distruggerla fa nascere qualcosa di nuovo, un figlio di entrambe: il pensiero, l’instancabile pensiero filosofico[1]

María Zambrano (Vélez-Málaga22 aprile 1904 – Madrid6 febbraio 1991) è stata una filosofa e saggista spagnola.

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L'agonia dell'Europa

«Mentre abbiamo vissuto dentro l'Europa, su di essa, non ci siamo mai sentiti abbracciati da quest'unità, da essa protetti, poiché eravamo impegnati in lotte particolari, in aspirazioni superficiali perché basate sull'unità impercettibile». Così María Zambrano, negli anni culminanti del secondo conflitto mondiale, rivolge uno sguardo personale, filosofico e lirico, alle vicende del vecchio continente. Tra le macerie frutto dell'azione distruttrice, la filosofa spagnola riflette sulle cause di un tale disastro e su quei fondamenti della civiltà occidentale - il pensiero greco e il cristianesimo di Agostino - che fanno ben sperare sulle possibilità dell'Europa di risorgere. Le preziose testimonianze di María Zambrano qui raccolte forniscono numerosi spunti di grande attualità per ripensare il nostro essere europei e per comprendere come può venirci in soccorso la filosofia, «lo strumento che l'uomo ha forgiato quando ha deciso di essere tale». «Cos'è stata l'Europa? Cos'è, nella sua complessa e ricchissima realtà, l'irrinunciabile?»

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