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Est dell’oriente

Mario Bortolotto

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Est dell'oriente

Quando nell’Ottocento, prima con la meteora Puškin poi con la rivelazione di Tolstoj e Dostoevskij, la Russia irruppe sulla scena della letteratura, il mutamento fu radicale e irreversibile. Qualcosa di analogo, ma ben più discreto, avvenne con la musica, nata anch’essa d’improvviso, con Glinka, e sviluppatasi attraverso una fioritura di compositori. Si scoprì in tal modo come a est della Germania, che per secoli aveva rappresentato l’Oriente della musica, si aprisse un altro territorio, immenso, che avrebbe aggiunto una speziatura sino allora ignota al mondo dei suoni e scompaginato la nostra stessa abitudine di pensare la musica. Ma del tortuoso percorso di questa storia mancava a tutt’oggi una ricostruzione adeguata. Mancava soprattutto un’opera che desse conto di una tessitura dove emergono musicisti di alta qualità ma fra noi quasi del tutto ignoti, come Taneev. Tanto più prezioso, perciò, appare questo densissimo saggio di Bortolotto: esso rende alla musica russa lo stesso omaggio che Dopo una battaglia aveva reso alla musica francese, l’unico degno dell’oggetto – la conoscenza precisa, tagliente, partecipe –, e al tempo stesso innerva l’esposizione con gli innumerevoli fatti che hanno contribuito al miracolo: fenomeni letterari, sociali, politici, religiosi. Poiché i rapporti che si scorgono tra i diversi ambiti mostrano una unità di fondo che va oltre la nozione di musica.

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