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Storia di Genji. Il principe splendente

Murasaki Shikibu

Sembrano un nome e un cognome, ma non lo sono: Murasaki è un soprannome che viene, secondo un’ipotesi, dalla protagonista del suo capolavoro, considerato piu che un classico della letteratura giapponese, il Genji monogatari – Storia di Genji; la parola monogatari, “raccontare cose”, in questo caso, può indicare qualcosa di simile a un romanzo. Un’altra ipotesi suggerisce che, poiché dal murasaki (migliarino) si ricava una tintura violetta, il colore ricorda quello del glicine (fuji), parte del suo cognome, FujiwaraShikibu significa invece “ufficio delle cerimonie”, dove suo padre e suo fratello avevano avuto incarichi.

Era comune che le donne come lei, dame della corte dell’antica capitale Heiankyō (oggi Kyōto) fossero conosciute con la carica ricoperta da loro o da un loro familiare. Non sappiamo molto nemmeno della sua vita, a cominciare dalle date di nascita e di morte, su cui continua a regnare l’incertezza. Tra i dati sicuri ci sono soltanto il viaggio che fece accompagnando suo padre nella provincia di Echizen (attualmente nella prefettura di Fukui), di cui era stato nominato governatore, e il matrimonio con il cugino di secondo grado Fujiwara no Nobutaka, da cui nacque una figlia; infine, il servizio che prestò alla corte dell’imperatrice Fujiwara no Akiko (988-1074). Sembra che avesse cominciato a lavorare al Genji tra la morte del marito e l’entrata in servizio a corte, dove l’opera ottenne subito uno straordinario successo.

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Storia di Genji. Il principe splendente

"Il 'Genji monogatari' viene spesso indicato come il primo esempio di romanzo psicologico. Se simili attribuzioni suonano sempre alquanto arbitrarie, leggendolo non si può evitare di avvertire quanto si proceda in profondità nello scandagliare l'animo umano e come il quadro che ne deriva sembri spesso in sintonia con il modo di sentire di oggi. Da questo punto di vista, esso merita a buon diritto il titolo di classico della letteratura universale, sebbene solo di recente, in pratica poco più di cento anni, sia entrato nell'orizzonte culturale occidentale e abbia preso a influenzarlo.

La sua modernità risiede nella precisa volontà dell'autrice di non limitarsi a presentare intrecci tali da attirare l'attenzione e distrarre dalle pene quotidiane, ma anche di trasmettere sensazioni e sentimenti nella convinzione che altri possano e debbano condividerli. (...) Da questo punto di vista il collegamento con i grandi romanzi occidentali appare inevitabile, ma ogni forma di confronto, classificazione e competizione si rivela alla fine incongrua. Si può dire che Murasaki Shikibu ricorda nelle sue introspezioni Proust o che il 'Genji monogatari' sta al mondo cortese dell'anno Mille come 'Madame Bovary' sta al mondo borghese dell'Ottocento. Ma il 'Genji monogatari' non può non essere letto, analizzato, se possibile apprezzato, come un'opera profondamente, organicamente medievale. (...)." (dall'introduzione di Maria Teresa Orsi)

 

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